Forte della vittoria ottenuta alle elezioni del novembre 2007 (partecipazione al voto al disotto del 50%), la formazione ex marxista leninista dell’Uck, poi trasformatasi in organizzazione terroristica e di trafficanti (droga, armi e non solo), è riuscita a conquistare il potere in Kosovo in coincidenza con la fallimentare conclusione dei colloqui di pace con la Serbia (di cui formalmente è ancora una provincia).
Il suo capo, Hashim Thaci, accusato di crimini di guerra dal tribunale dell’Aja ne sarà la guida politica sia che il Kosovo ottenga l’indipendenza, sia se, come altamente probabile, resterà ancora a lungo sotto la tutela dell’Unione Europea che subentrerà all’ amministrazione dell’Onu (che in Kosovo si chiama Unmik) e la presenza di un forte contingente militare internazionale.
Ma come può pretendere il Kosovo di diventare uno Stato indipendente se a, otto anni dalla fine della guerra “umanitaria” scatenata nel 1999 dalla Nato sulla Serbia, nonostante i miliardi di euro che gli sono piovuti addosso, non è riuscito a darsi né strutture autonome di autogestione (un’amministrazione statale e decentrata, un apparato di Giustizia decente, una polizia efficiente, ecc.), né, tantomeno, una base economica da cui partire?
Ha scritto, in una mirabile analisi che pubblichiamo in questa sezione, il generale Fabio Mini, che in Kosovo ha comandato per un lungo periodo la missione della Kfor (le Forze della Nato In Kosovo):
“La terra che veniva reclamata come patria in realtà veniva violentata, sfruttata, rapinata come fosse territorio nemico. Nessun piano per la rivitalizzazione della produzione economica, ma affari illeciti; nessuna valorizzazione del patrimonio energetico, naturale ed economico, nessuna valorizzazione umana che non riguardasse poche famiglie di fortunati. Su questo territorio «nemico» si riversava non la tenerezza e la struggente commozione di chi ha riconquistato casa propria, ma l'odio e la sicumera di chi pretende la casa altrui, dello stesso vicino di casa che fino a poco tempo prima era un amico anche se serbo o rom”.
Il Kosovo, ancora oggi abitato da minoranze serbe, rom, goranci e turche che vivono recluse dentro delle enclave protette militarmente, è un cuneo mafioso infilato nel cuore dell’Europa, un Paese che non accetta la convivenza etnica, anzi che predica e pratica la “pulizia etnica” e che vive unicamente di aiuti internazionali e di traffici illeciti, dove vige la legge del più forte.
Ed il più forte è proprio l’Uck, trasformatosi, con il beneplacito dell’Onu e della Nato in un corpo di difesa armato, tenuto a bada dall’altra forza politica, la Lega Democratica (Ldk), finché il vero leader degli albanesi del Kosovo, Ibrahim Rugova, non è scomparso.
Ora che l’Uck ha conquistato un Paese si è realizzata la beffa delle beffe. Con il pieno sostegno americano una banda di terroristi di origine comunista, a forte componente criminale, e con una notevole caratterizzazione musulmana, ha nelle sue mani un pezzo cruciale dei Balcani. Bel risultato. Complimenti.
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